{"id":952,"date":"2016-12-15T18:00:22","date_gmt":"2016-12-15T17:00:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.giuliopaneojo.com\/?page_id=952"},"modified":"2016-12-15T18:00:22","modified_gmt":"2016-12-15T17:00:22","slug":"ciociaria","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.giuliopaneojo.com\/en\/ciociaria\/","title":{"rendered":"Ciociaria"},"content":{"rendered":"\t<div class=\"pixcode  pixcode--grid  grid\" >\n\t\t\n\t<div class=\"grid__item eight-twelfths palm-one-whole\" >\n\t\t\n<p>La Via Appia era la pi\u00f9 importante delle vie consolari romane dato lo splendore e l\u2019importanza dei suoi monumenti. Era una strada molto battuta poich\u00e9 metteva in comunicazione la capitale con il sud, dove si trovavano le belle residenze sul mare adibite al riposo e alle vacanze della ricca societ\u00e0 romana, imperatore compreso. Con la caduta dell\u2019impero, per\u00f2, la grande strada sub\u00ec un veloce degrado e nel IV sec. d.C. si prefer\u00ec l\u2019attigua Via Asinara. La maggior parte delle persone che percorrevano la Via Asinara (divenuta poi Appia Nuova) pregustava, gi\u00e0 prima che la strada cominciasse a salire verso le colline, il profumo del \u201c<em>canellino<\/em>\u201d e l\u2019odore muschiato di certe grotte dove poter gustare un bicchiere di quel famoso vinello, accompagnandolo con un panino farcito con la &#8220;porchetta&#8221;.<\/p>\n<p><strong>I Castelli romani e i suoi vini<br \/>\n<\/strong>I Castelli erano gi\u00e0 famosi come zona dedicata alla produzione di vini sia in epoca romana che nel Medioevo, periodo nel quale la maggior parte delle vigne dei Castelli era di propriet\u00e0 di monasteri romani o di abbazie. Le vigne si estendevano a perdita d\u2019occhio su tutta l\u2019area che arriva fino a Velletri e nella Valle di Ariccia, detta anche nei vecchi documenti Valle Aricina. Dalla celebre Abbazia di San Basilio a Grottaferrata si portavano a Roma vini bianchi, rossi, biondi, tutti leggermente aromatici e profumati; l\u2019Abbazia era allora sotto la Curia romana, e proprio qui il cardinale Farnese si riforniva dei vini necessari per le sue residenze romane e limitrofe. Nei secoli successivi il panorama vitivinicolo della zona non cambia. La vicinanza con Roma, la posizione leggermente elevata, la bellezza dei luoghi, decretano il successo di questa zona nella quale nobili e ricchi costruiscono ville e palazzi per passarvi i mesi caldi. I boschi sono meta di uno dei passatempi preferiti dell\u2019alta societ\u00e0, la caccia, e l&#8217;abbondanza di selvaggina \u00e8 tale che riesce ad accontentare tutti i mercati romani, divenendo uno dei piatti preferiti della gastronomia locale. Ciociaria L\u00e0 dove le colline dei Castelli declinano verso la pianura, dove le vigne lasciano il posto ai campi arati e agli orti, si entra in Ciociaria, l\u2019antica campagna di Roma.<\/p>\n<p>Qui le tradizioni folkloristiche sono vive e inalterate da tempo: feste, canti e cerimonie sono celebrate in alcuni paesi con gli stessi riti di allora; donne e uomini indossano orgogliosamente gli splendidi e coloratissimi costumi cantando e ballando come facevano i loro avi. Sono soprattutto i ciociari che hanno contribuito ad arricchire la cucina popolare romana con i prodotti ortofrutticoli delle loro masserie, con i loro saporiti abbacchi (propriamente l&#8217;agnello cotto con precisi principi). E sono loro che, fino a qualche decennio fa, scendevano a Roma per le contrattazioni: a Piazza Colonna ci si riuniva per contrattare i prodotti dell\u2019agro romano ed altresi&#8217; la compravendita dei terreni, a piazza della Rotonda si trattavano gli affari relativi alle pecore, ai pecorai e alle masserie, in piazza della Consolazione, infine, stazionavano i lavoratori agricoli in cerca d\u2019occupazione. Per il contadino della ciociaria gli animali rivestivano un&#8217;importanza fondamentale (i buoi, ad esempio, venivano battezzati con nomi importanti, presi in prestito dalla storia, da famosi briganti o semplicemente dalla fantasia) ed oltre che per i lavori dei campi, i bovini erano allevati anche per il macello tanto e&#8217; vero che le loro carni cominciano ad essere presenti nelle ricette di cucina popolare romana; le carni maggiormente consumate, come nel resto del Lazio, rimangono comunque gli animali da cortile e i maiali. Il pasto popolare era rifinito dai prodotti dell\u2019orto, soprattutto legumi, ma anche da prodotti derivanti dalla caccia e dalla pesca.<\/p>\n<p>Fino agli inizi di questo secolo il paese era poverissimo e la maggior parte della popolazione rurale era analfabeta. Si pensi ad esempio alla tecnica dello &#8220;staglio&#8221;, sistema per conteggiare il lavoro agricolo. Lo &#8220;staglio e&#8217; una bacchetta tagliata longitudinalmente, una parte della quale va al datore di lavoro, l\u2019altra al lavoratore; una volta ricongiunte vi si segnava con una tacca la giornata lavorativa. E\u2019 in quest\u2019ambiente socio &#8211; culturale che nascono curiose credenze e superstizioni, di carattere gastronomico ma non solo. Ad esempio si riteneva che i dolori alle gambe si curassero con lombrichi fritti, che trovare un baccello con nove fave tenesse lontano il malocchio, che per curare le emorroidi non ci fosse niente di pi\u00f9 efficace dell\u2019edera fritta nell\u2019olio. In un\u2019economia poverissima tutto si fabbrica in casa, a partire dalle celebri \u201c<em>ciocie<\/em>\u201d, le calzature che hanno avuto l\u2019onore di dare il nome al paese. La ciocia si fabbrica con un pezzo quadrato di pelle d\u2019asino o di cavallo cui vengono previamente fatti dei buchi nei quali viene infilato uno spago che avvolge il piede; il sandalo, in questo modo, si assottiglia verso la punta e termina con una curva; la gamba \u00e8 avvolta fino al ginocchio con tela grigia e ruvida legata con molti spaghi di corda o di filo in modo che la gamba possa muoversi liberamente senza perdere tale calzatura.<\/p>\n<p>La vecchia Ciociaria (con il nome di Campagna e di Marittima) si estendeva a sud della foce del Tevere, dei Colli Albani e dell\u2019Aniene, confinava col mare fino ai Fondi e dall\u2019altra parte aveva a protezione il baluardo degli Appennini, da Subiaco a Sora; da qui il confine costeggiava il fiume Liri fino a Ceprano. I suoi confini nel corso dei secoli sono spesso mutati tanto che intorno al XII sec. tale territorio comprendeva una parte dell\u2019attuale Sabina. Proprio questo\u00a0altalenare politico fra Regno di Napoli e Stato pontificio ha condizionato fortemente la vita culturale della ciociaria conferendogli un aspetto particolare e dei tratti caratteristici che la differenziano nettamente dalle altre zone limitrofe alla citta&#8217; di Roma.<\/p>\n\t<\/div>\n\n\t<div class=\"grid__item four-twelfths palm-one-whole\" >\n\t\t\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-921 size-full\" src=\"http:\/\/www.giuliopaneojo.com\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/ciociaria-e1481821135113.png\" alt=\"ciociaria\" width=\"422\" height=\"384\" srcset=\"https:\/\/www.giuliopaneojo.com\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/ciociaria-e1481821135113.png 422w, https:\/\/www.giuliopaneojo.com\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/ciociaria-e1481821135113-300x273.png 300w, https:\/\/www.giuliopaneojo.com\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/ciociaria-e1481821135113-400x364.png 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 422px) 100vw, 422px\" \/><\/p>\n\t<\/div>\n\n\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"yst_prominent_words":[],"class_list":["post-952","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuliopaneojo.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/952","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuliopaneojo.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuliopaneojo.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuliopaneojo.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuliopaneojo.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=952"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.giuliopaneojo.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/952\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":953,"href":"https:\/\/www.giuliopaneojo.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/952\/revisions\/953"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuliopaneojo.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=952"}],"wp:term":[{"taxonomy":"yst_prominent_words","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuliopaneojo.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/yst_prominent_words?post=952"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}